mimma titill the end

frisella tieniti la tua blogosfera
mercoledì, 26 novembre 2008

GHOST TRACK

Ebbene sì, cari i miei poveri infelici. Alla brutta facciaccia vostra, mi sono sposata!
Sono stata molto indecisa se stilare o meno questo affascinante resoconto delle mie nozze, ma alla fine ho pensato che fosse giusto vincere la mia innata ritrosia - non senza sforzo, lo ammetto - a beneficio di una più proficua condivisione. Sono molto maturata in questo periodo, lo vedete. Sono cresciuta, mi sento diversa, migliore, più consapevole. Mi sono evoluta. Non scialacquo più puntini su puntini ma al contrario, ora li serbo come il bene più preziozo. Ho fatto pace con gli accenti. Ho in corso una trattativa con gli apostrofi. Ho internato a Guantanamo il famigerato va bè e tutte le altre locuzioni-canaglia. Non se la passano bene. Ora non scrivo: vergo. Ora non posto: decanto. Ora adopero espressioni ricercate, tipo proficua condivisione. Voi però continuate pure a leggerlo come schiattate d'invidia vermi bavosi, se volete.
Ma non è questo che volevo dire.
Quello che volevo dire è che il giorno del mio matrimonio le mie palpebre si sono schiuse leggere, come impalpabili petali di lines seta ali. Sul balcone fiorito, stormi di pettirossi cinguettavano all’unisono la colonna sonora di Biancaneve, mentre il sole faceva la sua irruzione nel cielo spazzando via la spessa coltre di nuvolaschi che, infidi e marrani, tramavano loschi piani alle mie spalle, i vigliacchi. Prima o poi stanerò il loro tumblr, fosse l’ultima cosa che faccio. L’emozione sopraffava l’euforia che a sua volta sopraffava l’eccitazione la quale sopraffava qualcos’altro, forse l’italiano. Ma poi mi son detta tra me e me, non m’importa una fava di quel che sopraffava, tutto s’è compiuto, il dado è tratto. Tra l’altro devo aver fatto sei perché mi son ritrovata in uno splendido albergo in Viale Dei Giardini, dietro Parco Della Vittoria, senza un soldo ma con Ursulo che girovagava nella stanza a fianco senza una meta come un ectoplasma, e a volte ci incrociavamo e a volte no, senza mai toccarci, in un gioco di sguardi infinito che neanche in The Others e bo, non ho mica capito se era veramente lui o no di ritorno dalla guerra. Forse era solo una proiezione del mio inconscio, o forse la guerra deve ancora incominciare, o più probabilmente siamo entrambi morti da tempo. Fatto sta che è arrivato un mio amico che mi ha visto cambiare davanti allo specchio ed è rimasto assai sorpreso nel non vedere la mia immagine riflessa, tuttavia la sorpresa è stata immediatamente sopraffaciuta dalla contentezza nel constatare la mia umile magnificenza che, diciamolo, era sotto gli occhi di tutti, anche in quelli del gestore dell’albergo col pizzetto, quello così gentile ma in fondo non del tutto disinteressato, infatti segretamente nutriva un debole per me, ma forse ho visto troppe volte Pretty Woman. Ursulo, nel dubbio, l’ha gonfiato di scapaccioni, e lì ho capito che era veramente lui ed entrambi ci siamo commossi, il portiere cerebralmente mentre io in formato classico lagrimale, molto, molto lagrimale. Ho pianto fino ad avere i sintomi della gonorrea però senza avere la parte brutta della gonorrea, non so se vi è mai capitato, ho pianto tanto che avrei voluto chiamare un medico ma il telefono era isolato e il portiere rantolava a terra in preda a spasmi, e non mi considerava. E’ incredibile a volte l’indifferenza della gente. Via di qua, meglio andare in mezzo al lago su un battello, mi son detta allora, ed ecco che un minuto dopo la mia anima veniva traghettata sull’altra sponda, eterea, irraggiungibile, sospinta solo da frotte di bianchi cigni assunti in nero dal Comune, il quale casualmente – toh – si affacciava proprio sulla riva del lago. Ursulo era già lì, o forse c’era sempre stato. Mi aspettava fremente, ansioso, tremante, mentre un paio di sgherri sempre assunti in nero dal Sindaco di Psychoville lo tenevano fermo con la forza, tanto era emozionato. Sudava parecchio. Un occhio poco attento avrebbe potuto dire che volesse scappare, il mio tenero cucciolotto! Deh, Ursulo, quanto ti amo! Amo la tua dolce rudezza, amo la tua rude dolcezza, amo il tuo sapore croccante, amo il tuo occhio bovino, amo il tuo pennellone impenitente e malandrino. Amo questo anello che hai voluto a tutti i costi appormi al dito, amo la tua tenacia, e amo anche i due sgherri che ti hanno aiutato a tirarla fuori. Amo tutto e tutti. Amo il Sindaco di Psychoville che è pure un bell’uomo e mi ha lasciato il numero di telefono. Amo me stessa perché sono felice ed amo la mia felicità perché è tremendamente fotogenica. Oh, a proposito… ma dove diavolo è finito Patrasco?!? Qualcuno lo trovi all’istante altrimenti addio proficua condivisione, qua mi tocca rifare tutto da capo, sai che palle.
postato da: mimmaeffe alle ore 11:57 | link | |
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